Mi manchi…

Oggi sono già 371 giorni che te ne sei andato…

Vorrei vederti anche solo per un attimo…

Vorrei sentire la tua voce e ascoltare le parole che ti uscivano dal cuore…

Vorrei sentirmi ancora avvolta da quell’ultimo abbraccio …

Ma…tutto sembra così lontano…

Il tuo sorriso ecco cosa vedo quel sorriso luminoso, in quel luogo magico che sento un po’ casa mia…

Quel luogo che ti ha visto per l’ultima volta sereno, e…nella mia mente risuonano le tue parole …

“questo è il mio ultimo sorriso vero”…

ed è così che ti voglio ricordare…sereno e spensierato nel tuo nuovo mondo…

sarai sempre nel mio cuore e al mio fianco ❤️👼🏻

Voglio ringraziare Flora ❤️ la persona che in questi 365 giorni mi è stata vicina più di ogni altra…mi ha ascoltata…mi ha supportata e sopportata dimostrandomi quell’affetto incondiziinato che ormai è una dote preziosa come un diamante raro.

Chi mi conosce bene, sa che non sono una persona che si crogiola…ma il dolore va ascoltato, si impara a convivere…il tempo rimarginerà le ferite e resteranno le cicatrici…sempre e per sempre 💕

L’Amore tra Pizzomunno e Cristalda

Una leggenda che celebra il vero amore, che non accenna a fermarsi davanti a niente, neppure davanti alle più grandi avversità, non ultima la morte.

In questa storia il mare è protagonista insieme a Pizzomunno e Cristalda che, cullati dal rumore delle sue onde, si innamorarono perdutamente.

Lui pare fosse un bellissimo giovane, alto, forte e affascinante che attirava irresistibilmente il corteggiamento delle altre ragazze del villaggio, le quali bramavano le sue attenzioni.

Cristalda non era da meno quanto alla sua bellezza più unica che rara, ancor più valorizzata dai lunghi capelli biondi che ricordavano la lucentezza dei raggi del sole e il giallo delle spighe di grano.

Anche Pizzomunno era un pescatore, quindi portato a stare in mare per molte ore e qui compare il primo elemento magico di questa struggente storia d’amore.

I pescatori infatti erano soggetti alle insistenti attenzioni delle sirene che popolavano l’azzurro mare di Vieste e che miravano ad attirare, con i loro canti ammaliatori ignari giovani, illudendoli con la loro avvenenza, mentre invece miravano soltanto a prendersi le loro sfortunate vite.

La stessa cosa accadde a Pizzomunno che, in diverse occasioni, si trovò a fronteggiare questa sfacciate sirene, che tentavano di sedurlo anche insistentemente e con tutti modi a loro disposizione, ma lui era sordo ai loro lussuriosi inviti.

Per convincerlo si offrirono di diventare sue serve e lui il loro re per stargli vicino in eterno.

Gli promisero di non prendersi la sua vita a patto che lui le seguisse in fondo al mare dove lo avrebbero deliziato di ogni bene e di tutte le attenzioni.

Ma lui innamorato e fedele come non mai a Cristalda, la ragazza più incantevole del villaggio, rifiutò con tono deciso e pagò molto caro questo affronto fatto alle creature marine.

Le sirene infatti si infuriarono e offese e umiliate vollero vendicarsi nel modo più malvagio.

Passò del tempo e i due giovani erano soliti incontrarsi sulla riva del mare per amoreggiare al chiaro di luna, ma le sirene improvvisamente riemersero dalle profondità degli abissi strappando la bellissima Cristalda dalle braccia di Pizzomunno e portandola via, in fondo al mare. Pizzomunno era distrutto dal dolore e il suo corpo rimase pietrificato trasformandosi in un enorme monolite che ancora oggi troneggia sulla spiaggia di Vieste.

Al monolite, alto circa 25 metri, è stato dato proprio il nome del giovane innamorato, il Pizzomunno.

Da questa meravigliosa leggenda Max Gazze’ ha scritto una canzone che ha presentato a Sanremo

Santa Teresa…

Ieri mattina, mi sono svegliata con una gran voglia di camminare, nostalgia del Cammino di Santiago 😊 .

Santa Teresa, ricordi d’infanzia, quando la mamma ci portava a Concesa alla festa di Santa Teresa, è dove compravamo anche alle bancarelle  le caramelle che piacevano tanto alla nonna, quanti ricordi…

Ricordi… ​

​sono quegli attimi, che nessuno potrà mai cancellare ❤️

Fisterra…La fine del Cammino di Santiago.


Arrivando a Fisterra, si conclude il mio Cammino di Santiago, ho percorso a piedi 395 km. visitato luoghi meravigliosi, sempre a stretto contatto con la natura, per poi arrivare qui a Fisterra, gli antichi romani pensavano che questo fosse il punto più occidentale della terra, e quindi, che il mondo finisse qui. 

Era il “finis terrae” fine della terra. Per quale ragione qualcuno vorrebbe giungere alla fine del mondo?

Forse perché Cabo Fisterra nasconde il vero segreto della Costa da Morte: paesaggi selvatici e spiagge impressionanti, le une dalle acque tranquille, perché al riparo dal Cabo, e le altre con forti mareggiate come il Mar de Fóra, una delle spiagge più selvagge della Galizia, il tramonto sull’immensità dell’oceano, il mare della fine del mondo. Dopo aver camminato per circa due km. arrivo al fatidico km. 0 e al suo potente faro, Cabo Fisterra, dove altri pellegrini del Cammino di Santiago, che come me non considerano terminato il viaggio se non quando arrivano qui. 

Si tratta deI faro situato più ad ovest dell’Europa,con una torre ottagonale, la casa del guardiano del faro e una Piazza che rende omaggio al generale San Martín, chiamata, piazza della Repubblica Argentina. 

Si dice che durante le giornate limpide si riesce a vedere la frontiera con il Portogallo.

È conosciuto da tutti i naviganti del mondo, per la sua importanza in quanto mezzo di segnalazione della di una costa estremamente pericolosa (la sua luce raggiunge i 65 km di lunghezza), oltre che per la fama che hanno le acque insidiose di questa zona marittima.

La tradizione tramandata nei secoli dagli antichi pellegrini medievali vuole che dopo aver raggiunto la città di Santiago ed aver pregato sulla tomba del santo apostolo di Gesù, dopo essersi purificati con il bagno nelle gelide acque dell’Oceano Atlantico e dopo aver aver bruciato i vestiti indossati durante il cammino oparti di essi si assista al tramonto nel punto più estremo della costa europea, Fisterra. 

Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al Cammino. È il Cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo.

(Paulo Coelho, Il cammino di Santiago)

❤️
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Cammino di Santiago…


Il mio cammino di Santiago è terminato a Santiago di Compostela, non proprio davanti alla Cattedrale di San Giacomo il giorno dell’arrivo, dopo l’ultima tappa di domenica, una tappa davvero faticosa circa 30 km., di salite …discese, passando in tanti boschi di eucalipto, pini, querce … piccoli paesini con case di pietra, vecchi lavatoi dove se solo chiudi gli occhi ti catapulti in una realtà lontana dove il tempo sembrava essersi fermato.Dove c’è ancora tanta povertà, ma il sorriso quello non manca mai.


Dove il mio cuore ha sofferto nel vedere tanti, troppi pelosi legati a catene a volte di nemmeno un metro, dove un cane dapprima mi abbaiava, ma poi quando ha capito che non le avrei fatto nulla mi guardava e osservava il mio movimento mentre prendevo dallo zaino l’unico alimento che avevo in quel momento…una banana, l’ho sbucciata e gliel’ho data, l’ha mangiata come se non mangiasse da chissà quanto tempo, mi osservava ancora ma purtroppo non avevo più nulla ed ero nel nulla più totale, gli ho lanciato la buccia e quella povera creatura ha divorato anche quella…a malincuore ho dovuto lasciarlo perché il mio cammino doveva continuare…a tratti nelle lacrime, a tratti sorrisi e emozioni, a volte le mie gambe erano talmente doloranti che pensavo di non potercela fare, ma poi chissà è proprio vero che c’è qualche cosa di soprannaturale che ti aiuta durante il cammino ❤️.


Tornando alla fine del mio cammino…il mio cammino è terminato il giorno dopo l’arrivo a Santiago, quando sono entrata nella Cattedrale di San Giacomo…emozioni che non si possono descrivere, le lacrime hanno preso il sopravvento, lacrime di gioia miste a lacrime di dolore, la cattedrale è stupenda, è uno dei più importanti santuari cattolici esistenti al mondo, che conserva le reliquie di San Giacomo il Maggiore Apostolo, patrono di tutta la Spagna.

All’Interno della Cattedrale, tantissime statue di Angeli, Santi è tanto altro ancora…


Nella Cappella Maior sull’altare barocco , spicca la statua del Santo sormontata da un mantello d’argento, anch’io come i tanti fedeli ho abbracciato e baciato San Giacomo, salendo dalle due scale laterali.

La statua dorata di San Giacomo risplende come un faro sopra l’altare maggiore è uno spettacolo sconcertante vedere due braccia animate apparire all’improvviso attorno al collo della statua dorata durante la Messa. 


Al termine della Messa delle 12, per mia fortuna hanno acceso Il Botafumeiro (alto 1,60 m, pesante circa 70 kg. con l’incenso arriva anche a quasi 100 kg.), uno dei simboli più importanti della Cattedrale di Santiago de Compostela, è l’incensiere più grande al mondo e viene utilizzato solo in occasione di messe solenni e messe nel corso dell’anno Santo.


Il Botafumeiro viene manovrato e fatto oscillare dai famosi “tiraboleiros” sono 8 persone, alla sua massima velocità raggiunge i 20 metri d’altezza e i 68 km/h. Un enorme incensario che con un sistema di pesi e contrappesi, viene fatto oscillare avanti e indietro lungo le navate laterali, cospargendo di nuvole di incenso tutti i presenti.

L’uso del Botafumeiro è cambiato nel corso dei secoli.

L’uso primario del Botafumeiro in passato era quello di coprire i cattivi odori prodotti dai Pellegrini che visitavano la cattedrale di Santiago de Compostela.

Ora è uno spettacolo unico e imperdibile.

Insomma emozioni dietro emozioni. 

Appena mi sarà possibile vi posterò il firmato che potrà solo darvi l’idea della meraviglia.

Ringrazio la mia amica Flora che mi ha accompagnato in questa avventura, condividendo con me gioie e dolori, la mia stupenda famiglia, gli amici che se anche da lontano mi hanno sempre supportata e amata…l’amico fedele Pedros (il carrellino che ha portato il mio zaino sulle sue ruote, in realtà si tratta di Petros I e Pedros II, già perché Petros I, mi ha abbandonato dopo la prima tappa, perché un sassolino le ha rotto una ruota e anche se con tanta fatica ha cercato di andare avanti, ho dovuto a malincuore sostituirlo con Petros II, lasciandolo da un negoziante che secondo me non ha ben capito il motivo del mio abbandono),che con tanta fatica ha camminato accanto a me a volte trainato con il braccio destro a volte quando era troppo dolorante con il braccio sinistro, ci sono stati momenti in cui lo avrei voluto abbandonare al suo destino di cosa a due ruote, capace di rivoltarsi anche su un sassolino, altri in cui l’ho ringraziato per aver alleviato la mia fatica sui lunghi tratti d’asfalto che ci sono durante il cammino.

Insomma a volte tra gli sguardi perplessi, ero soprannominata dai pellegrini che ho incontrato più volte la pellegrinas con il cartellitos 😊Pedros è stato un fedele amico, ha dormito ai piedi del mio letto e ha riposato quando visitavo le città ad ogni tappa.

Ora il Cammino è terminato, ma Petros II è ancora con me, mentre sul pullman sto andando a Finisterre.

Questo luogo è stato ritenuto durante secoli il limite delle terre conosciute la frontiera con l’aldilà, la fine del mondo.

insieme all’arrivo osserveremo estasiati l’oceano atlantico nel suo splendore, per guardare altri orizzonti sempre con il cuore pieno d’amore e sempre con tanti sorrisi, perché come mi dicevi sempre tu “non permettere mai a nessuno di toglierti il sorriso , nemmeno a me” 

Questo cammino lo dedico a te Onofrio e a me…ai nostri 12 anni insieme… sarai sempre nel mio cuore…sempre e per sempre, 


 

Il vuoto…

Come posso non pensare a te…I ricordi sono indelebili nella mia mente…

I tanti viaggi indimenticabili insieme…

Le risate…

Le avventure…

La sincerità nel bene e nel male…

L’Amore indissolubile incondizionato…

Tanti anni insieme, condivisione di gioie e dolori…

Poi …il vuoto…

Per ritrovarci con la voglia di ricominciare…

Le tue telefonate poco dopo essere uscito di casa, dove dicevi che già ti mancavo…

Gli abbracci interminabili…

Per poi cadere in un assordante silenzio…e …il vuoto!

Cammino di Santiago … Oporto I tappa

Prima tappa del Cammino di Santiago è Porto, l’idea del mio cammino è chiaramente arrivare a Santiago, percorrendo a piedi la maggior parte della strada, dai miei conti circa 300 km.La natura mi regalerà meravigliosi panorami, ma visiterò anche le città e i paesi che mi accompagneranno in questa avventura spirituale, perché credo che la crescita di una persona, sia anche visitare luoghi, conoscere culture e persone diverse dalla mia.

I miei due giorni a Porto….

La mia prima notte l’ho passata all’hotel

“Castelo Santa Catarina”, 


uno stupendo hotel situato in rua de Santa Catarina,a soli 100 mt dalla fermata della metro di Bolhao linea gialla, anche la via che conduce in centro, infatti il bello è viaggiare…e…camminare…camminare, perché solo camminando e viaggiando si ha la possibilità di crescere 😊….una persona che ho amato molto e che continuerò ad amare, anche se lui è in una dimensione diversa dalla mia, mi diceva che grazie ai viaggi fatti insieme era diventata una persona migliore “viaggiare è come il sale, è come le spezie, cambia il sapore di tutto ciò che tocchi, ti lascia profumi e fragranze impigliate nel cuore”

Torno a raccontarvi la mia prima tappa 😊

Porto è una splendida città del nord del Portogallo, è una gioia per gli occhi, una città in grado di conquistare fin dal primo momento, grazie ai suoi saliscendi, alle sue case purtroppo decadenti ma dall’atmosfera magica, grazie al quartiere della Ribeira, dal quale si ammira un panorama pazzesco.

Per non parlare del Ponte Dom Luis I, una costruzione in ferro realizzato da un vicino collaboratore di Gustave Eiffel. 


Camminando per i vicoli stretti della città si ha modo di ammirare la quotidianità, tra panni stesi e scalinate che conducono in quartieri dove il tempo sembra essersi fermato. 


Può capitarti anche come è successo a me di vedere nella stretta via tavoli improvvisati dagli abitanti, con la musica dove ballano e si gustano una buona cena fatta di sapori antichi e di convivialita’. 


La Ribeira è il quartiere più pittoresco di Porto, Si affaccia sulle sponde del fiume Douro, ed è un susseguirsi di stradine scoscese, case colorate e decorate dai tipici azulejos, con tanti ristoranti che servono le specialità gastronomiche della zona, dove anch’io mi sono gustata una buona cena.


E’ un piacere trascorrere il tempo alla Ribeira, seduti al tavolino di un bar o direttamente sul molo, a guardare le barche che attraversano il fiume Douro o semplicemente a contemplare lo scorrere della giornata degli abitanti del posto. 


Ponte Dom Luis I Il Ponte Dom Luis I, icona e simbolo della città di Porto, collega le due sponde del fiume Douro in corrispondenza del quartiere della Ribeira. La sua costruzione ebbe inizio nel 1881 per mano dell’ingegnere Theophile Seyrig, stretto collaboratore di Gustave Eiffel. 

E la struttura a dire il vero ricorda l le opere di Eiffel, la mia esclamazione quando l’ho visto è stata sembra la torre Eiffel.

Il ponte ha anche una funzionalità per la città di Porto, in quanto è aperto sia al traffico stradale che, dal 2003, alla metropolitana cittadina sul livello superiore, dal ponte si gode di una vista mozzafiato.

Poi c’è la Cattedrale di Porto è la principale chiesa cattolica della città, infatti il primo dello sulle mie credenziali è stato fatto proprio in questa Cattedrale, si trova su un’altura e dalla sua piazza si ha un panorama meraviglioso di Porto, del fiume Douro e della zona delle cantine. 

Arrivo a l’Avenida dos Aliados è un ampio viale situato in quello che oggi è il cuore della città di Porto, non lontana dalla Ribeira. Qui si affacciano strutture imponenti e importanti, quali banche, hotel di lusso e il municipio cittadino, inconfondibile con la sua torre alta ben 70 metri e che richiama da vicino l’architettura delle Fiandre e del nord della Francia. Alla fine della Avenida dos Aliados, tra negozi di souvenir e caffè all’aperto, si trova Praca da Liberdade, una bella piazza al cui centro si erge la statua di Re Pedro IV a cavallo. Igreja de Sao Francisco La Igreja de São Francisco, o Chiesa di San Francesco in italiano, è una delle meraviglie nascoste di Porto. Situata a ovest del quartiere della Ribeira, dall’esterno non è niente di speciale, ma una volta dentro è facile capire perchè questa chiesa non manca mai in un itinerario turistico della città: è infatti completamente adornata d’oro, e tra le navate abbondano le sculture in legno rivestite di questo prezioso materiale. Una vera e propria gioia per gli occhi! Numerose sono le sculture conservate all’interno dell’Igresia di Sao Francisco, ma tra queste si distingue la pala d’altare della cappella maggiore, dedicata all’Albero di Jesse, opera di Filipe da Silva e António Gomes risalente al 1720. 


Non poteva mancare una visita alla Libreria Lello, per entrare paghi un ticket, che però ti viene scontato se acquisti un libro, e secondo me è impossibile uscire senza acquistare un libro 😊, io ho acquistato “Camino Portugues de Santiago de Compostela ” un bellissimo libro tascabile scritto in portoghese, con tanti suggerimenti e bellissimi disegni e mappe.

La Libreria “Lello” (in Portoghese Libraria Lello, è un’antica libreria in stile Neogotico e Liberty, fu costruita nel 1869 situata in un edificio del suo centro storico, in Rua das Carmelitas.


Grazie al suo alto valore storico e artistico la libreria Lello è considerata come una delle librerie più belle del mondo, e vi garantisco che lo è, il suo fascino ti fa entrare in un mondo magico.

Questo è solo un assaggio di quello che c’è da vedere a Porto, e con dispiacere devo lasciare questa magnifica città per iniziare il mio cammino.